Nel labirinto della medina di Fez, esiste un luogo dove il tempo sembra essersi fermato al Medioevo. Le concerie di Fez rappresentano una delle testimonianze più crude e affascinanti della tradizione artigianale marocchina. In questo reportage fotografico, ho voluto documentare il contrasto brutale tra la bellezza cromatica delle vasche di tintura e il duro lavoro degli uomini che, immersi fino alle ginocchia in sostanze organiche e pigmenti, portano avanti un rito secolare.
L’obiettivo si è mosso tra l’odore pungente e il calore soffocante delle terrazze, cercando di restituire la dignità di un mestiere antico che è, allo stesso tempo, sacrificio e arte.
Geometrie e Pigmenti: La ricerca fotografica si concentra sulla spettacolare geometria delle vasche circolari, che viste dall’alto compongono un mosaico di colori vibranti. Ho lavorato sulla composizione per evidenziare il contrasto tra le tonalità calde delle terre e i colori accesi delle tinture, trasformando il luogo di lavoro in una tela astratta dove ogni scatto rivela una bellezza inaspettata.
Il Corpo e la Materia: Oltre alla visione d’insieme, ho voluto focalizzare l’attenzione sull’aspetto umano. Le fotografie documentano la fisicità del lavoro: i muscoli tesi, la pelle segnata dai pigmenti e i gesti ripetitivi che si tramandano di generazione in generazione. Ogni ritratto e ogni dettaglio delle mani o dei piedi dei conciatori racconta la fatica e la resilienza necessarie per sopravvivere in questo ambiente estremo.
Luce e Atmosfera: Sfruttando la luce radente che filtra tra le mura della medina, ho cercato di ricreare l’atmosfera sospesa di Fez. La fotografia permette di fermarsi sulla polvere che danza nell’aria e sull’umidità delle pelli stese ad asciugare, offrendo una visione tattile e profonda che va oltre la semplice documentazione turistica.
Realizzare il progetto Tanneries of Fez ha significato confrontarsi con una realtà complessa, dove l’estetica si scontra quotidianamente con la durezza della vita. Questo lavoro puramente fotografico nasce dalla volontà di offrire uno sguardo onesto su una delle tradizioni più iconiche del Marocco, mettendo l’occhio del fotografo al servizio della storia. Il mio impegno è stato quello di isolare l’essenza di questo luogo, traducendo in immagini fisse un patrimonio culturale che continua a vivere tra i colori e il sudore della medina.

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